E’ veramente una bella notizia, anche per i turisti presenti in città: da qualche giorno, è stata finalmente riaperta al pubblico la Villa Floridiana, uno dei polmoni di verde più belli della città, l’unico veramente significativo del Vomero. Bisogna specificare però che non si tratta di tutta la villa, ma solo della parte centrale dei giardini, che si estende tra i due ingressi: attraverso una scala vicina all’entrata di via Aniello Falcone, si può persino arrivare alla terrazza panoramica.
Una battaglia sostenuta in tutti i modi da singoli cittadini e comitati di quartiere, che hanno ottenuto – anche grazie all’intervento del Comune – l’esecuzione dei lavori di potatura, indispensabili per la messa in sicurezza di parte degli alberi ad alto fusto della villa. Il parco era stato definitivamente chiuso nello scorso mese di marzo e, da allora, aperto solo qualche volta e in via eccezionale, per poche ore e in minima parte, come quando si è voluto consentire la vista, dall’alto, di alcune regate della “America’s Cup”: questo perché, proprio dalle terrazze ubicate sulla zona inferiore del parco, si gode uno dei panorami più belli del golfo. Sempre accessibile, comunque, era rimasto l’ingresso su Via Aniello Falcone, ma solo per consentire l’accesso al Museo Duca di Martina, ad esso contiguo (aperto tutti i giorni, tranne il martedì, dalle 8.30 alle 14.00; ingresso gratuito).
Vanto, da sempre, dei Vomeresi, la villa Floridiana ha un altissimo valore storico e monumentale, oltre che ambientale. Soltanto pochi mesi dopo la morte della moglie, Maria Carolina, venne donata da Re Ferdinando IV di Borbone a donna Lucia Migliaccio di Partanna, duchessa di Floridia, che egli sposò morganaticamente in Sicilia, nel 1814. Ferdinando acquistò anche alcuni poderi limitrofi, dove fu costruita un’altra palazzina (“Villa Lucia”, sempre dal nome della proprietaria), collegata poi da un ponte al resto della proprietà.
I lavori di sistemazione della palazzina e dell’intero parco vennero affidati al noto architetto Antonio Niccolini, che utilizzò lo stile neoclassico già usato per il Teatro San Carlo, cercando di sfruttare al meglio, per i giardini, la naturale conformazione dei luoghi. Ricche scale marmoree e panoramici terrazzamenti vennero costruiti infatti a ridosso della collina, verso il mare, mentre nelle zone pianeggianti furono sistemati un teatrino all’aperto (utilizzato di recente per alcuni spettacoli, oltre che per i giochi dei bimbi), un tempietto ionico, le serre e finanche alcune grotte, destinate ad ospitare animali esotici.
La villa (dal 1919, proprietà dello stato), divenne nel 1931 sede del “Museo Duca di Martina”, ospitando l’intera collezione ottocentesca di Placido de Sangro, duca di Martina, raccolta dopo il suo trasferimento a Parigi, seguìto all’unità d’Italia. Nei tre piani del Museo, tanti preziosi mobili, quadri ed oggetti d’arredo di tutte le epoche, e poi ricche porcellane, avori, smalti e tante altre collezioni, tra cui finanche una di bastoni; nel seminterrato, è stata recentemente riallestita una notevole sezione di antiche porcellane giapponesi e cinesi, risalenti persino ad epoca Ming.
Un’ultima chicca: per la prima volta, sono state aperte al pubblico le antiche serre, costruite a ridosso della via, sulla sinistra dell’ingresso. Questi spazi, finora mai utilizzati, sono stati temporaneamente affidati in concessione alla ditta che si occupa della manutenzione: ospiteranno corsi di educazione naturalistica, al mattino; eventi teatrali, di pomeriggio e a sera, con aperture straordinarie rispetto ai normali orari di apertura del parco.
Maria Continisio