Cinque a uno alla Juventus, come in Supercoppa quando c’era Diego. Come trentatré anni fa, nel 1990, un altro anno storico per gli azzurri. Il successo targato Osimhen e Kvaratsckhelia dispensa certezze e fuga dubbi. Il Napoli è tornato ad essere quello che incantava nello scorso autunno e lo scivolone di San Siro è stato solo un caso isolato. Lo strapotere azzurro ha spazzato via la squadra di Allegri capace di restare in partita solo nel primo tempo. Poi gli azzurri hanno forzato il ritmo e non c’è più stata partita con il risultato che testimonia una evidente superiorità trasformatasi poi in una pesante umiliazione.
Lo schieramento di partenza della Juventus lasciava presagire che sarebbe stato difficile per il Napoli entrare per vie centrali vista la disposizione con un centrocampo a 5. Sugli esterni invece Chiesa e Kostic facevano intendere che la Juve provasse ad offendere ma che fosse più vulnerabile se attaccata vista la scarsa vocazione difensiva dei suoi effettivi. Ed infatti il primo gol azzurro è arrivato da un cross dalla destra, Kvaratsckhelia lo ha girato in porta e sulla ribattuta di Szczesny, Osimhen di testa ha messo dentro. Il raddoppio di Kvaratsckhelia e la rete di Di Maria che aveva riaperto la partita sul finire del primo tempo, lasciavano presagire una ripresa più equilibrata. Niente di tutto ciò, da inizio secondo tempo in campo è rimasta una sola squadra.
La scarsa condizione atletica della Juventus, che forse aveva speso tutto nei primi 45’, ha fatto sì che il Napoli salisse in cattedra segando altre tre volte e dominando la partita. Indovinati i cambi per Spalletti che ad inizio ripresa ha sostituito l’infortunato Politano con Elmas che, ancora una volta chiamato ad essere il solito tappabuchi, ha evidenziato un ottimo stato di forma condito con la quinta rete azzurra. Ma tutta la squadra è apparsa in evidente crescita fisica. Solo Anguissa e Zielinski ancora non sono top ma la presenza di valide alternative come Elmas e Ndombele mette gli azzurri al riparo da spiacevoli sorprese. E adesso gli azzurri guidano con 10 punti sulla Juve e sul Milan atteso dalla trasferta a Lecce. Ma più che guardare alle avversarie sembra proprio che il Napoli debba solo pensare a se stesso. E se non succedono stravolgimenti improvvisi ci sono tutti gli elementi per tornare al 1990 e riannodare le fila di un sogno che manca da trentatré anni, anno in cui Diego e compagni schiantarono la Juve 5-1, corsi e ricorsi storici…
Antonio Procopio