I Carabinieri della Compagnia di Castello di Cisterna hanno dato esecuzione a un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal GIP di Napoli su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia partenopea a carico di 20 indagati L’indagine ha consentito di delineare le attività di un’associazione di tipo mafioso dedita al traffico di sostanze stupefacenti che con diverse piazze di spaccio nei complessi di edilizia popolare di Marigliano forniva ogni tipo di droga 24 ore su 24 tramite una fitta rete di spacciatori.
Gli inquirenti sono riusciti ad evitare un ulteriore omicidio, già pianificato, intervenendo nelle fasi immediatamente precedenti all’esecuzione del disegno criminale sequestrando un’auto rubata e due pistole che i killer avevano nascosto nell’androne di una delle palazzine popolari sotto una statua della “Madonna”. Secondo quanto accertato dagli investigatori, l’organizzazione rimpinguava le casse anche tramite altri canali: oltre a taglieggiare i locali imprenditori con l’imposizione del pizzo erano state organizzate ed eseguite rapine ad alcuni tra i principali esercizi commerciali della zona (bar, tabaccherie), nel corso delle quali alcuni tra gli odierni indagati, oltre all’incasso (pari a diverse migliaia di euro), avevano sottratto stecche di sigarette e “gratta e vinci”. Le donne partecipavano a pieno titolo alle attività delittuose, rivestendo un ruolo di spicco anche nelle scelte strategiche del clan. Tutti i reati sono aggravati da metodo e finalità mafiosi.
Nel corso dei controlli e delle perquisizioni conseguenti al blitz che ha portato all’arresto di 20 persone, i carabinieri della compagnia e della stazione di Castello di Cisterna nell’abitazione di 2 coniugi del posto hanno rivenuto 3 pistole con matricola abrasa, 20mila euro in contante, 3,2 chili di cocaina e 1,3 di hashish. Il marito 49enne, già noto alle forze dell'ordine e la moglie, 31enne, incensurata, sono stati tratti in arresto per detenzione illegale di arma da fuoco e detenzione di stupefacenti a fini di spaccio. Dopo le formalità sono stati tradotti nelle carceri di Poggioreale e Pozzuoli.
La Redazione