Meglio così che aumentare l'illusione ancora per altre settimane. Più volte avevamo scritto quanto fosse difficile la rincorsa del Napoli all'Inter e la trentaduesima giornata ha messo fine al discorso scudetto. Ma diciamolo subito, non è certo una delusione. Il pareggio di Parma è stato l'ennesima conferma di tutte le difficoltà del Napoli in questa stagione, difficoltà spesso mascherate da ottime soluzioni tattiche adottate dal tecnico ma un attento osservatore non poteva non cogliere alcuni elementi importanti che precludevano le speranze degli azzurri. Ci arriveremo ma prima parliamo della gara del Tardini.
Iniziata sotto dopo nemmeno un minuto a causa di un errore di Juan Jesus che non ha tenuto la posizione sul rinvio di Suzuki, bravo Elphege a fare sponda per Strefezza che si è trovato tutto solo, è entrato in area e con un bel diagonale ha battuto Milinkovic Savic. Non poteva iniziare peggio una gara che avevamo detto fosse difficile sbloccare come già intuito nello 0-0 dell'andata. E così è stato perché per tutto il primo tempo si è giocato negli ultimi 30 metri della difesa del Parma senza mai riuscire a trovare il varco giusto.
All'inizio della ripresa Conte ha inserito Beukema per Juan Jesus, apparso molto in confusione, e ci ha pensato il solito McTominay a raddrizzare una partita che avrebbe potuto avere i contorni della disfatta.
Bella l'azione tutta in velocità con Lobotka che ha servito Hojlund bravo ad aprire per lo scozzese che ha incrociato per il pareggio. Nell'ultima mezz'ora si è provato il sorpasso ma al Napoli è mancato il guizzo giusto. E qui torniamo ai principali problemi della stagione azzurra che anche ieri hanno portato il conto alla squadra di Conte: senza Di Lorenzo e Rrahmani il Napoli da alcuni mesi sta giocando a 3 dietro, un assetto resosi necessario ma oggettivamente in controtendenza con quanto fatto a inizio stagione quando l'organico non era ancora decimato. L'azione della rete subìta ne è la testimonianza maggiore: con un assetto a 4 probabilmente Strefezza non avrebbe beneficiato di quello spazio che lo ha portato alla rete. E poi nella ripresa quando Conte ha sostituito Hojlund, a corto di fiato al rientro, sarebbe servita una prima punta in grado di fare sentire la sua stazza nell'assedio finale. E anche qui l'assenza di Lukaku si è fatta sentire perché Giovane si è perso tra le maglie della difesa del Parma.
Alisson mandato in campo per Anguissa, ci ha provato così come Elmas che, entrato nel finale per De Bruyne, di testa non ha trovato la girata giusta da posizione favorevole (ecco, lì un centravanti di peso avrebbe fatto gol). Insomma il pareggio finale, suonato come una mezza sconfitta, non deve essere preso in questo modo perché forse pochi ricordano lo stato di emergenza in cui il Napoli si sta muovendo negli ultimi mesi. Senza contare Neres, ormai fuori da tre mesi e che spesso ha risolto molte partite.
Il secondo posto attuale a quota 66 punti paradossalmente si è rinsaldato vista la sconfitta del Milan e il successo dell'Inter ha portato a 8 lunghezze il vantaggio sul Como, quinto e attualmente fuori dalla Champions. In una stagione come questa, con 23 gol in meno fatti e 4 in più subiti rispetto all'Inter, non era pensabile di poter concorrere per lo scudetto. Essere arrivati a metà aprile ancora potenzialmente in corsa è solo titolo di merito per una squadra che ha fatto tutto quello che era nelle sue possibilità e che merita solo un ringraziamento. Squadra e tecnico. Adesso si deve chiudere bene la stagione e pensare al prossimo anno cercando di correggere gli errori fatti, meglio sia finita adesso.
Antonio Procopio